"Mi sento sempre stanco."
È una frase molto comune, ma dietro la stanchezza possono esserci
situazioni completamente diverse.
A volte il problema è semplicemente il poco sonno, un periodo particolarmente impegnativo o uno stress prolungato. In altri casi, invece, la stanchezza può essere collegata ad anemia, alterazioni della tiroide, diabete, carenze nutrizionali, disturbi del sonno, infezioni, effetti collaterali di farmaci o altre condizioni che meritano una valutazione medica.
Per questo motivo, quando la stanchezza diventa persistente, non è sufficiente cercare un singolo esame capace di spiegare tutto.
La valutazione dovrebbe partire dalla storia della persona, dai sintomi associati e dalla visita medica. Solo successivamente il medico può stabilire quali esami siano realmente indicati.
Quando la stanchezza merita un approfondimento?
Sentirsi stanchi dopo una notte insonne, una giornata molto intensa o un'attività fisica impegnativa è normale.
Diverso è il caso in cui la stanchezza:
- persista per settimane;
- interferisca con il lavoro o con le normali attività;
- non migliori adeguatamente con il riposo;
- sia accompagnata da perdita di peso non intenzionale;
- si associ a pallore, difficoltà respiratoria o debolezza;
- compaia insieme a febbre persistente;
- sia associata a disturbi del sonno;
- sia accompagnata da alterazioni dell'umore o della concentrazione.
In queste situazioni può essere opportuno parlarne con il proprio medico.
È importante anche considerare farmaci, alimentazione, qualità del sonno, attività fisica, consumo di alcol e altre abitudini che possono contribuire alla stanchezza.
L'emocromo: uno dei primi esami da considerare
Tra gli esami che possono essere utilizzati nella valutazione della stanchezza c'è l'emocromo completo.
Questo esame permette di conoscere diversi parametri del sangue, tra cui il numero e le caratteristiche dei globuli rossi, dell'emoglobina e delle cellule del sistema immunitario.
È particolarmente utile quando si sospetta un'anemia.
L'anemia può infatti provocare stanchezza, debolezza, ridotta tolleranza allo sforzo, pallore e, nei casi più importanti, difficoltà respiratoria durante l'attività fisica.
Ma anche in questo caso è importante ricordare che l'emocromo non serve soltanto a "misurare la stanchezza": deve essere interpretato nel contesto dei sintomi e degli altri risultati.
Ferro e ferritina
Quando esiste il sospetto di una carenza di ferro, il medico può richiedere ulteriori esami.
Tra questi può essere particolarmente utile la ferritina, che fornisce informazioni sulle riserve di ferro dell'organismo.
Possono inoltre essere valutati altri parametri del metabolismo del ferro, in base alla situazione clinica.
Una carenza di ferro può essere associata a stanchezza e può precedere la comparsa di un'anemia evidente. Tuttavia, una ferritina bassa non va semplicemente "corretta" con un integratore senza cercare di capire perché le riserve di ferro siano diminuite.
Nelle donne con perdite mestruali abbondanti, per esempio, una carenza può avere una causa diversa rispetto a quella di un uomo adulto o di una persona anziana.
In quest'ultimo caso il medico potrebbe dover ricercare eventuali perdite di sangue o problemi di assorbimento.
Vitamina B12 e folati
Anche alcune vitamine possono essere coinvolte nella comparsa di anemia e disturbi neurologici.
La vitamina B12 è necessaria per la formazione delle cellule del sangue e per il normale funzionamento del sistema nervoso.
Una sua carenza può essere associata a stanchezza, debolezza, alterazioni della sensibilità e altri disturbi neurologici.
Anche i folati, cioè la vitamina B9, sono importanti per la produzione delle cellule del sangue.
Il medico può quindi richiedere il dosaggio della vitamina B12 e dei folati quando la storia clinica o gli esami iniziali fanno pensare a una possibile carenza. La loro valutazione rientra tra gli accertamenti che possono essere considerati nella ricerca delle cause dell'anemia e della stanchezza.
La tiroide può essere coinvolta?
Sì.
Una ridotta attività della tiroide, cioè l'ipotiroidismo, può provocare stanchezza e può associarsi ad altri sintomi come aumento di peso, maggiore sensibilità al freddo, pelle secca, stitichezza, debolezza e difficoltà di concentrazione.
Quando esiste un sospetto clinico, il primo esame generalmente utilizzato per valutare la funzione tiroidea è il TSH.
A seconda del risultato e del quadro clinico, il medico può richiedere ulteriori esami, come la tiroxina libera (FT4).
Non è quindi corretto dire che tutti coloro che si sentono stanchi debbano automaticamente fare un "pannello completo degli ormoni tiroidei".
Glicemia e metabolismo
Anche alcune alterazioni metaboliche possono essere associate alla stanchezza.
Per esempio, il diabete può provocare sintomi come sete intensa, aumento della frequenza urinaria, perdita di peso e stanchezza.
In base alla situazione, il medico può valutare la glicemia e, quando indicato, l'emoglobina glicata (HbA1c).
Anche la funzionalità renale ed epatica e alcuni elettroliti possono essere controllati attraverso esami ematici quando la storia clinica lo rende opportuno.
E la vitamina D?
La vitamina D è importante soprattutto per la salute delle ossa e dei muscoli e può essere valutata in presenza di specifici fattori di rischio o condizioni cliniche.
Non è però corretto considerarla automaticamente una delle cause più frequenti della stanchezza o suggerire che chiunque sia stanco debba controllarne il livello.
Il dosaggio della 25-idrossivitamina D [25(OH)D] può essere indicato in determinate situazioni, ma lo screening generalizzato degli adulti senza specifici fattori di rischio o sintomi non ha dimostrato benefici sufficienti per poter essere raccomandato indiscriminatamente.
Quindi, anche in questo caso, è il medico a stabilire se l'esame abbia senso.
Magnesio e potassio: servono sempre?
Non necessariamente.
Magnesio e potassio sono importanti elettroliti, ma il loro dosaggio non dovrebbe essere presentato come un controllo standard per ogni persona che lamenta stanchezza.
Possono diventare particolarmente rilevanti quando esistono condizioni che possono provocare alterazioni degli elettroliti, come alcune malattie, disidratazione, vomito o diarrea prolungati, uso di determinati farmaci o altre situazioni specifiche.
Gli esami devono quindi essere scelti sulla base del quadro individuale.
Non dimentichiamo reni e fegato
La stanchezza può essere associata anche a malattie che interessano organi come reni e fegato.
Per questo, quando il medico lo ritiene opportuno, gli esami ematici possono comprendere parametri della funzionalità renale ed epatica.
Anche in questo caso non esiste però un elenco identico per tutti.
La scelta dipende dall'età, dai sintomi, dalle malattie già conosciute, dai farmaci assunti e dai risultati degli eventuali esami precedenti.
Gli esami del sangue non spiegano sempre la stanchezza
Questo è un aspetto fondamentale.
Una persona può sentirsi molto stanca e avere esami del sangue perfettamente normali.
La stanchezza può infatti essere collegata a:
- insufficiente durata del sonno;
- insonnia;
- apnee ostruttive del sonno;
- stress prolungato;
- ansia;
- depressione;
- sovraccarico lavorativo;
- alcuni farmaci;
- consumo eccessivo di alcol;
- sedentarietà;
- altre condizioni che non vengono necessariamente individuate attraverso un semplice esame del sangue.
Per questo una valutazione della stanchezza non dovrebbe trasformarsi automaticamente in una lunga lista di analisi.
Il medico può avere bisogno di approfondire anche come si dorme, come ci si sente psicologicamente e quali farmaci o sostanze si assumono.
Meglio un esame mirato che decine di analisi
È comprensibile pensare che più esami si fanno, maggiori siano le possibilità di trovare la causa.
Non è necessariamente così.
Quando non esiste un'indicazione clinica precisa, eseguire numerosi test può produrre risultati casualmente alterati che richiedono ulteriori accertamenti e possono generare ansia senza portare a una diagnosi utile.
Le indicazioni cliniche sottolineano infatti l'importanza di scegliere gli esami sulla base dell'anamnesi e dell'esame obiettivo. I test di laboratorio indiscriminati hanno generalmente un rendimento limitato nella valutazione della stanchezza.
Quali esami può valutare il medico?
Non esiste quindi un "pannello universale" per la stanchezza.
A seconda della situazione, il medico potrebbe prendere in considerazione:
- emocromo, per valutare anemia e altre alterazioni ematologiche;
- ferritina e altri parametri del ferro, quando esiste il sospetto di carenza;
- TSH, per valutare la funzione tiroidea quando indicato;
- glicemia e/o HbA1c, quando si sospettano alterazioni del metabolismo degli zuccheri;
- elettroliti e funzionalità renale ed epatica, quando appropriato;
- vitamina B12 e folati, in presenza di fattori di rischio o indicazioni cliniche;
- altri esami specifici quando i sintomi suggeriscono una determinata malattia.
Questo elenco non rappresenta una prescrizione e non significa che tutte queste analisi debbano essere effettuate.
Attenzione agli integratori
Un altro errore frequente consiste nel cercare di risolvere la stanchezza assumendo autonomamente ferro, vitamina B12, vitamina D, magnesio o altri integratori.
Ma se la causa della stanchezza non è una carenza, l'integrazione potrebbe essere inutile.
Inoltre, assumere quantità eccessive di alcune sostanze può avere effetti indesiderati.
È quindi preferibile identificare prima la possibile causa e correggere una carenza quando questa è realmente documentata o clinicamente indicata.
E se gli esami sono normali?
Un risultato normale non significa che "non c'è nulla".
Significa semplicemente che gli esami effettuati non hanno evidenziato quelle specifiche alterazioni.
A quel punto il medico può considerare altre possibilità: qualità del sonno, stress, disturbi dell'umore, farmaci, stile di vita, attività fisica o altre condizioni.
Se la stanchezza continua o peggiora, può essere necessario rivalutare la situazione anche se i primi esami sono risultati normali.
Quando è importante non aspettare?
La stanchezza associata a determinati sintomi merita una valutazione medica più rapida.
Particolare attenzione va prestata, per esempio, quando compaiono contemporaneamente:
- perdita di peso non intenzionale;
- febbre persistente;
- difficoltà respiratoria;
- dolore toracico;
- sanguinamenti;
- debolezza marcata;
- alterazioni neurologiche;
- cambiamenti importanti dell'umore;
- sonnolenza tale da compromettere la sicurezza alla guida.
In questi casi non è opportuno limitarsi a cercare online quali vitamine assumere.
È necessario parlarne con un professionista sanitario.
In conclusione
La stanchezza persistente può avere molte cause e gli esami del sangue possono essere utili per individuarne alcune.
Emocromo, ferritina, parametri del ferro, TSH, glicemia, vitamina B12 e altri esami possono essere presi in considerazione quando il quadro clinico lo suggerisce.
Ma non esiste un unico "check-up della stanchezza" valido per tutti.
La strada più corretta consiste nel partire dai sintomi, dalla storia personale e dalla visita medica e scegliere successivamente gli esami realmente necessari.
E soprattutto è bene evitare il fai-da-te.
Un esame non serve soltanto a trovare un valore fuori posto: serve a rispondere a una domanda clinica.
Per questo, quando la stanchezza dura a lungo, il modo migliore per affrontarla non è fare il maggior numero possibile di analisi, ma cercare insieme al medico quelle che possono davvero aiutare a capire perché ci si sente così.
Fonti da inserire in fondo all'articolo
- American Academy of Family Physicians – Fatigue in Adults: Evaluation and Management: valutazione della stanchezza e scelta degli esami in base al quadro clinico.
- Merck Manual Professional – Fatigue: principali cause della stanchezza e accertamenti orientati ai sintomi.
- U.S. Preventive Services Task Force – Vitamin D Deficiency in Adults: Screening: evidenze sullo screening della vitamina D.
- American Academy of Family Physicians – Thinking Through Testing for Primary Thyroid Disease: ruolo del TSH nella valutazione dei disturbi tiroidei.

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