Così comincia l'Iliade di Omero.
Possiamo concederci una piccola licenza poetica e immaginare che, accanto all'ira di Achille, il poeta avrebbe potuto chiedere alla Musa di raccontare anche una delle piante più importanti della civiltà mediterranea: l'olivo.
E in Puglia, naturalmente, potremmo aggiungere un nome particolare:
Coratina.
Non perché l'olivo di Corato fosse già conosciuto da Omero, cosa impossibile da sostenere, ma perché oggi questa cultivar rappresenta uno dei simboli più interessanti della tradizione olivicola pugliese.
🌿 L'olivo e la storia del Mediterraneo
L'olivo accompagna da millenni la storia dei popoli mediterranei.
Il suo nome scientifico è Olea europaea.
La forma selvatica viene comunemente indicata come oleastro, mentre le varietà coltivate derivano da un lungo processo di selezione e domesticazione.
La storia dell'olivo non può essere attribuita a una sola civiltà.
Le evidenze archeobotaniche mostrano infatti una presenza molto antica dell'olivo selvatico in diverse regioni del Mediterraneo e dell'Italia meridionale. La distinzione tra la semplice presenza della pianta, la raccolta dei suoi frutti e la vera coltivazione è però fondamentale. (journals.uchicago.edu)
🏺 L'olivo nella preistoria pugliese
Anche la Puglia possiede testimonianze molto antiche legate all'olivo.
Resti di legno, pollini, noccioli e altri reperti archeobotanici hanno permesso agli studiosi di ricostruire la storia della pianta nella regione.
Ma è importante non confondere presenza dell'olivo selvatico con agricoltura dell'olivo già organizzata.
Una grande revisione scientifica dedicata proprio alla Puglia conclude che l'uso dell'olivo selvatico è molto antico, mentre gli elementi più convincenti di coltivazione sistematica emergono soprattutto durante l'età del Bronzo. L'espansione su larga scala della coltivazione si afferma successivamente, durante l'età del Ferro e il periodo arcaico. (researchgate.net)
Questo è molto più interessante della semplice idea secondo cui “l'olivo era già coltivato in Puglia nel 5000 a.C.”.
La storia reale è più lunga e più complessa.
🇬🇷 Il mondo greco
La cultura greca attribuì all'olivo un significato straordinario.
Secondo il mito, Atena e Poseidone si contesero il dominio dell'Attica.
Atena offrì agli abitanti un ulivo.
Poseidone offrì invece una fonte d'acqua o, in altre versioni del mito, un cavallo.
Gli Ateniesi scelsero il dono di Atena.
L'olivo divenne così un simbolo della città e della dea.
Erodoto racconta che sull'Acropoli si trovava un olivo sacro associato proprio alla contesa tra Atena e Poseidone e narra anche che, dopo che i Persiani avevano incendiato l'Acropoli, dal tronco dell'albero bruciato fosse comparso un nuovo germoglio. (perseus.tufts.edu)
La storia è naturalmente mitologica, ma dimostra quanto l'olivo fosse importante nell'immaginario religioso e culturale greco.
🏛️ Erodoto e gli olivi di Atene
Anche un altro passo di Erodoto è particolarmente interessante.
Raccontando una vicenda riguardante gli Ateniesi e gli Egineti, lo storico riferisce che alcuni sostenevano che all'epoca non esistessero olivi in nessun'altra parte del mondo oltre ad Atene.
Non si tratta però di una dichiarazione botanica dell'esistenza esclusiva dell'olivo ad Atene.
È il racconto di una tradizione antica legata alla sacralità degli olivi ateniesi. (perseus.tufts.edu)
⚓ Dalla Grecia alla Puglia
Il rapporto tra Puglia e mondo egeo è molto antico.
Gli studi archeobotanici indicano che i contatti con il mondo egeo contribuirono al processo di domesticazione e di sviluppo della coltivazione dell'olivo in Puglia.
Successivamente, la colonizzazione greca dell'Italia meridionale favorì ulteriormente la diffusione di tecniche agricole, piante e modelli economici.
Ma non bisogna immaginare che i Greci siano arrivati in Puglia e abbiano semplicemente “portato” l'olivo.
L'olivo era già presente nella regione.
Ciò che cambiò progressivamente fu il modo di utilizzarlo, selezionarlo e coltivarlo su scala sempre più ampia. (researchgate.net)
🏺 I Romani e la grande espansione dell'olio pugliese
Con l'espansione romana l'olivicoltura pugliese acquistò un'importanza economica ancora maggiore.
Le testimonianze archeologiche mostrano un aumento degli impianti di coltivazione e trasformazione dell'oliva durante l'età romana.
La produzione non era destinata soltanto al consumo locale.
L'olio veniva trasportato anche attraverso i porti pugliesi verso altri territori del Mediterraneo. Brindisi e San Cataldo rappresentarono importanti punti di collegamento per il commercio dell'olio prodotto nella regione. (researchgate.net)
L'olivo diventò quindi contemporaneamente:
alimento,
merce,
strumento agricolo,
fonte di illuminazione
e
elemento culturale.
🏛️ “Olea prima omnium arborum est”
Tra gli autori romani che si occuparono di agricoltura vi fu Lucio Giunio Moderato Columella, vissuto nel I secolo d.C.
Nel De re rustica scrisse una frase destinata a diventare celebre:
“Olea prima omnium arborum est.”
L'olivo, nella sua visione, occupava una posizione privilegiata tra gli alberi coltivati. (trentu.ca)
Non è difficile capire perché.
L'olivo offriva frutti, olio, legno e una materia prima preziosa per molte attività quotidiane.
🕯️ L'olio nella vita quotidiana
Nell'antichità l'olio non veniva utilizzato soltanto come alimento.
Aveva numerosi impieghi.
Veniva utilizzato per:
- alimentazione;
- illuminazione;
- preparazioni cosmetiche;
- cura del corpo;
- preparazione di unguenti;
- attività rituali.
Le lampade a olio rappresentarono per secoli una delle principali forme di illuminazione nelle società mediterranee.
L'olio era quindi un prodotto molto più importante di un semplice condimento.
📖 L'olivo nella Bibbia
Anche la tradizione biblica attribuisce all'olivo un forte valore simbolico.
Nel libro della Genesi, dopo il diluvio, Noè manda fuori dall'arca una colomba.
La colomba torna con una foglia d'olivo.
Da allora, attraverso la tradizione occidentale, il ramoscello d'olivo è diventato uno dei simboli universali della pace.
È un bellissimo esempio di come una pianta agricola possa trasformarsi in un simbolo religioso, culturale e politico.
🫒 Puglia, una terra di olivi
La storia millenaria dell'olivo ha lasciato nella Puglia uno dei paesaggi agricoli più caratteristici del Mediterraneo.
Ancora oggi la regione possiede una quantità straordinaria di oliveti.
Una revisione scientifica della storia dell'olivicoltura pugliese indicava nella Puglia circa il 32% degli oliveti italiani, facendone una delle principali regioni produttrici del Paese. (researchgate.net)
L'importanza economica dell'olivo rimane evidente anche oggi.
Nel 2025 la produzione italiana di olio d'oliva è cresciuta del 9,6% in volume, con una buona performance soprattutto nel Mezzogiorno. (istat.it)
🌳 E poi arriviamo alla Coratina
In questo lungo viaggio storico arriviamo infine alla Coratina.
Il nome è legato alla città di Corato, nell'area della Terra di Bari.
È una delle cultivar più caratteristiche della Puglia e si distingue per un olio dal carattere particolarmente intenso.
Amaro e piccante non sono necessariamente difetti.
Al contrario, possono essere caratteristiche tipiche di un olio ricco di composti fenolici.
Ed è proprio questo aspetto che merita di essere approfondito.
Perché la Coratina è considerata una cultivar particolarmente ricca di polifenoli?
Quali composti contiene?
Che cos'è l'oleocantale?
E cosa possiamo dire davvero sui benefici per la salute?
Saranno queste le domande del prossimo articolo.
Conclusione
La storia dell'olivo non è soltanto la storia di una pianta.
È la storia del Mediterraneo.
È passata attraverso miti greci, agricoltura romana, simboli religiosi, commerci, guerre e trasformazioni economiche.
In Puglia questa storia ha lasciato un paesaggio unico, fatto di ulivi secolari, masserie, frantoi e campagne che ancora oggi caratterizzano il territorio.
La Coratina rappresenta una delle espressioni più interessanti di questa tradizione.
Ma prima di parlare delle sue proprietà, vale la pena ricordare una cosa.
Quella bottiglia di olio che oggi troviamo sulla tavola non è soltanto un alimento.
Dietro di essa ci sono millenni di storia, agricoltura e cultura mediterranea.
Ed è forse proprio questo che rende una semplice fetta di pane con olio qualcosa di più di una bruschetta.
Fonti e approfondimenti
- Caracuta, V. et al. – Olive growing in Puglia (southeastern Italy): a review of the evidence from the Mesolithic to the Middle Ages, Vegetation History and Archaeobotany.Studio di riferimento per la storia archeobotanica dell'olivo in Puglia, dalla preistoria al Medioevo.
- American Journal of Archaeology – studi sull'olivicoltura nell'Italia preromana e romana.Utile per distinguere la presenza dell'olivo selvatico dalla successiva coltivazione organizzata.
- Erodoto, Storie, V, 82.Fonte antica relativa alla tradizione ateniese degli olivi sacri.Erodoto, Storie, Libro V
- Erodoto, Storie, VIII, 55.Per il racconto dell'olivo sacro dell'Acropoli e del germoglio ricresciuto dopo l'incendio persiano.
- Columella, De re rustica.Fonte classica per il ruolo dell'olivo nell'agricoltura romana e per la celebre espressione “Olea prima omnium arborum est”.
- ISTAT – Conti economici dell'agricoltura.Per i dati contemporanei sulla produzione agricola italiana e sull'importanza del settore olivicolo.ISTAT – Conti economici dell'agricoltura

