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lunedì 28 luglio 2025

Come capire se stiamo invecchiando bene? Due studi e un semplice test dell'equilibrio

 

L'altra sera ero seduto in piazzetta.

Quando ho provato ad alzarmi dalla panchina, ho avvertito una certa rigidità alle ginocchia e ho commentato con mia moglie che forse il corpo non era più quello di qualche anno fa.

Lei mi ha risposto: “Beh, alla tua età devi aspettartelo!”

Forse aveva ragione.

Ma la frase mi ha fatto pensare a una domanda più interessante:

quanto conta davvero l'età scritta sulla carta d'identità?

Abbiamo tutti una data di nascita.

Ma il nostro corpo non invecchia necessariamente alla stessa velocità.

C'è chi a settant'anni mantiene una buona forza, cammina con sicurezza e conduce una vita molto attiva, mentre altre persone, anche più giovani, possono presentare già una ridotta mobilità o problemi di equilibrio.

Per questo negli ultimi anni la ricerca scientifica sta cercando di capire come misurare alcuni aspetti dell'invecchiamento biologico e funzionale, oltre alla semplice età anagrafica.

Due studi pubblicati nel 2024 sono particolarmente interessanti.

Il primo ha studiato ciò che accade a migliaia di molecole durante l'invecchiamento.

Il secondo ha analizzato forza, cammino ed equilibrio in persone sopra i 50 anni.

E da quest'ultimo emerge un risultato sorprendentemente semplice:

la capacità di stare in equilibrio su una gamba diminuisce con l'età più rapidamente di alcuni altri parametri fisici studiati.


🧬 L'invecchiamento non sembra essere completamente lineare

Siamo abituati a immaginare l'invecchiamento come una linea continua.

Ogni anno aggiungiamo un compleanno e il nostro organismo cambia lentamente.

Uno studio pubblicato su Nature Aging nel 2024 suggerisce però che alcuni cambiamenti biologici possano avvenire in modo non lineare.

I ricercatori hanno studiato 108 persone di età compresa tra 25 e 75 anni, seguendole per periodi di tempo differenti, con una durata mediana di 1,7 anni e un massimo di 6,8 anni. Hanno esaminato diversi livelli biologici: trascrittomica, proteomica, metabolomica, lipidomica, microbioma e altri indicatori.

Il risultato è stato interessante.

Molte molecole e molti processi biologici non cambiavano semplicemente in modo graduale.

I ricercatori hanno osservato due periodi caratterizzati da importanti cambiamenti molecolari, attorno ai 44 e ai 60 anni.


44 e 60 anni: cosa significa realmente?

Qui è importante evitare un'interpretazione sensazionalistica.

Lo studio non dimostra che una persona inizi improvvisamente a invecchiare a 44 anni.

E non significa che il giorno del 44° compleanno avvenga una trasformazione improvvisa del corpo.

Gli autori hanno trovato picchi o “creste” nella variazione di numerose molecole e microorganismi attorno a quelle età nel gruppo studiato.

È una differenza importante.

Il valore dello studio sta nel suggerire che l'invecchiamento biologico potrebbe comprendere fasi di maggiore trasformazione, anziché procedere esclusivamente come un fenomeno perfettamente lineare.


🧪 Proteine, metaboliti e microbioma

La particolarità dello studio è proprio la sua ampiezza.

I ricercatori non hanno osservato un singolo parametro.

Hanno analizzato migliaia di molecole e diversi livelli biologici, compresi:

  • proteine;
  • metaboliti;
  • lipidi;
  • RNA;
  • citochine;
  • microbioma intestinale;
  • microbiomi della pelle, della bocca e del naso.

Questo ha permesso di osservare l'invecchiamento come un processo complesso che coinvolge contemporaneamente diversi sistemi biologici.

Non esiste quindi un unico interruttore dell'invecchiamento.


🦵 Ma possiamo misurare l'invecchiamento anche con il corpo?

Questa domanda ci porta al secondo studio.

I ricercatori della Mayo Clinic hanno cercato di capire quali caratteristiche fisiche fossero maggiormente associate all'età.

Lo studio, pubblicato su PLOS ONE, ha coinvolto 40 persone sane e indipendenti con più di 50 anni.

Ventisei persone non erano: il campione era diviso in due gruppi, metà tra 50 e 65 anni e metà dai 65 anni in su.

I partecipanti hanno svolto diversi test:

  • camminata;
  • equilibrio;
  • forza della mano;
  • forza del ginocchio.

L'obiettivo era capire quali caratteristiche cambiassero maggiormente in relazione all'età.


✊ La forza della mano

La forza di presa è da anni studiata dalla ricerca sull'invecchiamento.

È relativamente semplice da misurare e può fornire informazioni sulla forza muscolare complessiva.

Anche in questo studio la forza della mano diminuiva con l'età.

Ma la relazione con l'età era meno marcata rispetto a quella osservata per la capacità di stare su una gamba.

Questo non significa che la forza di presa sia inutile.

Al contrario, rimane un parametro molto studiato nell'ambito della salute e della funzionalità negli anziani.

Significa semplicemente che in questo piccolo studio il test dell'equilibrio mostrava una relazione più forte con l'età.


🚶 E la camminata?

Qui arriva un risultato forse ancora più interessante.

I ricercatori hanno analizzato diversi parametri dell'andatura.

Velocità, lunghezza del passo, cadenza e diversi altri parametri non mostravano relazioni significative con l'età nel campione studiato, a differenza della capacità di mantenere la posizione su una gamba.

È un risultato interessante perché mostra che non tutti gli aspetti della funzione fisica cambiano allo stesso modo.


🧍 Il test della gamba sola

I partecipanti sono stati sottoposti a diversi test di equilibrio.

In uno di questi dovevano stare in piedi su una sola gamba, prima sulla gamba dominante e poi su quella non dominante.

Il test poteva durare fino a 30 secondi.

Il risultato è stato molto chiaro:

la durata della posizione su una gamba diminuiva con l'aumentare dell'età.

La relazione era più forte per la gamba non dominante.

La durata diminuiva mediamente di circa 2,2 secondi per decennio sulla gamba non dominante e di circa 1,7 secondi per decennio su quella dominante, secondo le analisi dello studio.


👁️ Che cosa succede quando chiudiamo gli occhi?

L'equilibrio dipende dalla collaborazione di diversi sistemi.

Il cervello riceve informazioni dalla:

vista,

sistema vestibolare dell'orecchio interno,

sensibilità proveniente da muscoli e articolazioni.

Quando chiudiamo gli occhi perdiamo una delle fonti di informazione più importanti.

Nel test dello studio, infatti, l'oscillazione del corpo durante la posizione eretta risultava maggiore con gli occhi chiusi rispetto agli occhi aperti.

È un esempio molto semplice di quanto sia complesso il mantenimento dell'equilibrio.


⚖️ Perché l'equilibrio è così interessante?

Per stare in piedi su una gamba non basta avere muscoli forti.

Il corpo deve coordinare:

  • forza muscolare;
  • sistema vestibolare;
  • vista;
  • sensibilità articolare e muscolare;
  • controllo neurologico;
  • capacità di correggere rapidamente piccoli spostamenti.

Per questo l'equilibrio può offrire una finestra interessante sulla funzione neuromuscolare complessiva.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui il test ha mostrato una relazione così evidente con l'età.


⚠️ Ma attenzione: non misura la tua “età biologica”

Questo è il punto più importante dell'articolo.

Se riesci a stare su una gamba per 25 secondi, non significa che il tuo corpo abbia biologicamente “25 anni”.

E se riesci a stare in equilibrio per soli 8 secondi, non significa che il tuo organismo abbia l'età di una persona molto più anziana.

Lo studio ha trovato una associazione tra durata della posizione su una gamba ed età cronologica.

Non ha creato un test clinico capace di determinare l'età biologica di una persona.

Inoltre il campione era molto piccolo: appena 40 persone.

E lo studio era trasversale.

Questo significa che i ricercatori hanno confrontato persone di età diverse, anziché seguire gli stessi individui per molti decenni.

Di conseguenza, non possiamo usare questi risultati per dire con certezza quanto velocemente una singola persona stia invecchiando.


🧓 Che cosa ci dice allora questo test?

Ci dice qualcosa di molto più semplice e utile:

l'equilibrio è una componente importante della salute fisica e della funzionalità durante l'invecchiamento.

E soprattutto è una capacità che può essere allenata.

La Mayo Clinic sottolinea proprio questo aspetto: l'equilibrio può essere esercitato senza attrezzature particolari e mantenerlo nel tempo può contribuire alla funzionalità durante l'invecchiamento.


🦶 Possiamo provare anche a casa?

In linea teorica sì, ma bisogna farlo in condizioni di sicurezza.

Non è necessario trasformare il test in una gara.

Una persona dovrebbe essere vicino a:

  • una parete;
  • una sedia stabile;
  • un tavolo robusto;

in modo da poter appoggiare immediatamente una mano in caso di perdita dell'equilibrio.

E soprattutto:

non bisogna chiudere gli occhi mentre si fa il test da soli.

La perdita dell'equilibrio può provocare una caduta.

Per le persone anziane o con problemi di equilibrio, il test dovrebbe essere effettuato con la presenza di qualcuno.


🧭 Un modo semplice per osservare la propria funzionalità

L'aspetto più interessante di questa ricerca non è quindi il cronometro.

È l'idea che alcune capacità fisiche possono fornire informazioni sul modo in cui stiamo mantenendo la nostra funzionalità con l'età.

Possiamo osservare nel tempo:

  • capacità di camminare;
  • forza;
  • equilibrio;
  • velocità di movimento;
  • facilità nel salire le scale;
  • capacità di alzarsi da una sedia.

Non sono “test dell'età biologica”.

Sono indicatori della funzione fisica.


🏋️ E la buona notizia?

L'equilibrio non è necessariamente qualcosa che dobbiamo semplicemente perdere con l'età.

Può essere allenato.

Esercizi di equilibrio, forza muscolare e attività fisica regolare possono aiutare a mantenere capacità funzionali e autonomia.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti, e in particolare alle persone anziane, attività fisica regolare comprendente anche esercizi per forza, equilibrio e capacità funzionale. (who.int)

Quindi la domanda non dovrebbe essere:

“Quanto sono vecchio secondo questo test?”

Ma:

“Quanto bene sto conservando le capacità che mi servono per vivere autonomamente?”

È una domanda molto più utile.


🧬 Calendario e corpo non sono la stessa cosa

Tornando al primo studio, la ricerca sui biomarcatori ci ricorda qualcosa di importante.

L'età cronologica è soltanto uno dei modi con cui possiamo descrivere l'invecchiamento.

A livello biologico, il corpo attraversa trasformazioni complesse che coinvolgono molti sistemi contemporaneamente.

Lo studio Nature Aging suggerisce che alcuni di questi cambiamenti possono concentrarsi maggiormente in determinate fasi della vita, intorno ai 44 e ai 60 anni nel gruppo esaminato.

Lo studio PLOS ONE, da parte sua, mostra come una semplice capacità fisica — mantenere l'equilibrio su una gamba — possa essere associata all'età.

Sono due studi molto diversi.

Ma entrambi suggeriscono che l'invecchiamento è un fenomeno complesso e multidimensionale.


🌱 Invecchiare bene è diverso dal non invecchiare

Non possiamo fermare il tempo.

Non possiamo impedire al corpo di cambiare.

Ma possiamo cercare di conservare il più a lungo possibile:

forza,

equilibrio,

mobilità,

autonomia,

funzione cognitiva

e

qualità della vita.

Questa è una definizione molto più concreta di “invecchiare bene” rispetto alla ricerca di una presunta età biologica perfetta.


🦩 E allora proviamo a stare su una gamba?

Possiamo farlo.

Ma consideriamolo un piccolo esercizio di consapevolezza, non una diagnosi.

Scegli un luogo sicuro.

Tieni vicino un appoggio stabile.

Alza un piede.

Avvia il cronometro.

E osserva.

Non quanto tempo riesci a battere.

Ma come ti senti.

Se oggi riesci a mantenere l'equilibrio per pochi secondi e tra qualche mese riesci a farlo più facilmente, hai ottenuto qualcosa di molto più interessante di un numero:

hai migliorato una funzione del tuo corpo.


Conclusione

L'invecchiamento non è soltanto il numero scritto sulla carta d'identità.

La ricerca moderna sta cercando di comprenderlo attraverso molecole, proteine, metaboliti, microbiomi e parametri funzionali.

Lo studio pubblicato su Nature Aging nel 2024 ha individuato importanti cambiamenti molecolari intorno ai 44 e ai 60 anni in un gruppo di 108 persone, suggerendo che alcuni processi biologici dell'invecchiamento possano procedere in modo non lineare.

Un altro studio, pubblicato su PLOS ONE, ha invece mostrato che nei 40 adulti sopra i 50 anni esaminati la capacità di mantenere la posizione su una gamba diminuiva con l'età più chiaramente rispetto a diversi altri parametri fisici analizzati.

Ma nessuno dei due studi ci permette di leggere sul cronometro la nostra “vera età biologica”.

Il test della gamba sola è, più semplicemente, un interessante indicatore della funzione dell'equilibrio e della capacità neuromuscolare.

E forse è proprio questa la conclusione più importante.

Non possiamo scegliere quanti anni abbiamo.

Possiamo però fare molto per decidere come arrivarci.



⚠️ Informazione importante

Il test dell'equilibrio su una gamba non è uno strumento diagnostico e non determina l'età biologica di una persona.

Chi presenta problemi di equilibrio, debolezza, vertigini o una storia di cadute dovrebbe evitare di eseguire il test senza assistenza e parlarne con un professionista sanitario.


Fonti scientifiche

Shen X. et al. (2024), “Nonlinear dynamics of multi-omics profiles during human aging”, Nature Aging.
Studio multi-omico su 108 partecipanti di età compresa tra 25 e 75 anni, con identificazione di importanti cambiamenti molecolari intorno ai 44 e 60 anni.

Rezaei A. et al. (2024), “Age-related changes in gait, balance, and strength parameters: A cross-sectional study”, PLOS ONE, 19(10): e0310764.
Studio su 40 adulti sani sopra i 50 anni relativo a equilibrio, forza e andatura.

Mayo Clinic – “Mayo Clinic study: What standing on one leg can tell you”.
Presentazione divulgativa dello studio PLOS ONE e delle implicazioni dell'equilibrio nell'invecchiamento.

NIH Research Matters – “Assessing ways to gauge aging status”.
Sintesi istituzionale dello studio della Mayo Clinic e dei risultati sui parametri di equilibrio, forza e andatura.

World Health Organization – Physical Activity.
Raccomandazioni sull'attività fisica e sull'importanza di forza, equilibrio e capacità funzionale durante l'invecchiamento.

venerdì 25 luglio 2025

L'obesità e i suoi problemi: quali rischi comporta per la salute?

 

L'obesità non è semplicemente una questione estetica e non dovrebbe essere considerata soltanto come il risultato di una mancanza di volontà.

È una condizione cronica e complessa, nella quale intervengono fattori genetici, biologici, psicologici, ambientali e comportamentali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità la considera una malattia cronica e recidivante.

L'eccesso di tessuto adiposo, soprattutto quando si accumula nella zona addominale, può aumentare il rischio di numerose malattie.

Tra queste ci sono il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, alcune forme tumorali, le patologie respiratorie e diversi disturbi dell'apparato muscolo-scheletrico.

Ma quali sono esattamente i problemi che possono essere associati all'obesità?

Che cos'è l'obesità?

Negli adulti, uno degli strumenti utilizzati per classificare il sovrappeso e l'obesità è l'indice di massa corporea (BMI), calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell'altezza in metri.

In generale, nell'adulto:

  • un BMI da 25 in su rientra nella categoria del sovrappeso;
  • un BMI da 30 in su rientra nella categoria dell'obesità.

Il BMI, tuttavia, è soltanto un indicatore indiretto della quantità di grasso corporeo e non descrive perfettamente la composizione corporea di ogni individuo. Per una valutazione più completa possono essere considerate anche la circonferenza della vita, la distribuzione del grasso e altri parametri clinici.

Per bambini e adolescenti, invece, i criteri sono differenti e devono tenere conto dell'età e del sesso.

Perché l'obesità può essere pericolosa?

Il tessuto adiposo non è semplicemente un deposito di energia.

È un tessuto biologicamente attivo che può influenzare il metabolismo, l'infiammazione e diversi processi ormonali.

Quando l'accumulo di grasso diventa eccessivo, possono comparire alterazioni che aumentano il rischio di diverse malattie.

Il rischio, inoltre, non dipende esclusivamente dal peso: anche la distribuzione del grasso, in particolare quello addominale e viscerale, può avere un ruolo importante.

Obesità e malattie cardiovascolari

Uno dei principali problemi associati all'obesità riguarda il sistema cardiovascolare.

L'eccesso di peso può contribuire all'aumento della pressione arteriosa e si associa a un maggior rischio di malattie cardiovascolari, comprese cardiopatie e ictus.

L'obesità può inoltre essere associata ad alterazioni del metabolismo dei grassi e della glicemia.

Quando diversi fattori di rischio si presentano contemporaneamente, il rischio cardiovascolare complessivo può aumentare ulteriormente.

Per questo motivo, nella valutazione di una persona con obesità, il medico può controllare non soltanto il peso, ma anche pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico e altri parametri.

Obesità e diabete di tipo 2

Uno dei collegamenti più importanti è quello con il diabete di tipo 2.

L'eccesso di tessuto adiposo può favorire la comparsa di insulino-resistenza, una condizione nella quale le cellule rispondono meno efficacemente all'insulina.

Con il tempo, questo può contribuire all'aumento della glicemia e allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Secondo il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, quasi 9 persone su 10 con diabete di tipo 2 presentano sovrappeso o obesità. Questo dato, naturalmente, non significa che ogni persona con obesità svilupperà necessariamente il diabete.

Il rapporto è complesso e coinvolge anche genetica, alimentazione, attività fisica e altri fattori.

La sindrome metabolica

L'obesità, soprattutto quella caratterizzata da un'elevata circonferenza della vita, può associarsi ad altri fattori di rischio metabolico.

Quando sono presenti contemporaneamente alterazioni come:

  • aumento della pressione arteriosa;
  • glicemia elevata;
  • alterazioni dei trigliceridi;
  • riduzione del colesterolo HDL;
  • eccesso di grasso addominale;

si può parlare di sindrome metabolica.

La presenza contemporanea di più fattori di rischio aumenta la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete.

Il fegato può essere coinvolto

L'eccesso di grasso corporeo può essere associato anche all'accumulo di grasso nel fegato.

Questa condizione è conosciuta come steatosi epatica.

In alcune persone la presenza di grasso nel fegato può associarsi a infiammazione e, nel tempo, a danni più importanti dell'organo.

Per questo motivo la salute del fegato rappresenta un altro aspetto da considerare quando si valuta l'obesità.

Problemi respiratori e apnee del sonno

L'obesità può avere conseguenze anche sull'apparato respiratorio.

Una delle condizioni più conosciute è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno.

Durante il sonno, le vie respiratorie possono restringersi o chiudersi temporaneamente, provocando ripetute interruzioni della respirazione.

Il risultato può essere un sonno frammentato, russamento, risvegli notturni e un'eccessiva sonnolenza durante il giorno.

Nei casi più importanti può essere presente anche la sindrome da ipoventilazione associata all'obesità.

Questi problemi meritano una valutazione medica perché possono influire significativamente sulla qualità della vita e sulla salute generale.

Le articolazioni possono soffrire

Il peso corporeo influenza anche l'apparato muscolo-scheletrico.

Le ginocchia, le anche e altre articolazioni devono sopportare carichi maggiori e l'obesità è associata a un aumento del rischio di osteoartrosi.

Il dolore può rendere più difficile muoversi.

E quando il movimento diminuisce, diventa più difficile mantenere o ridurre il peso.

Può così instaurarsi un circolo vizioso:

maggiore peso → maggiore difficoltà a muoversi → minore attività fisica → ulteriore aumento del peso.

Interrompere questo circolo, anche attraverso un'attività fisica adattata alle proprie possibilità, può quindi essere molto importante.

Obesità e tumori

L'obesità è stata associata a un aumento del rischio di sviluppare diversi tipi di tumore.

Tra quelli riconosciuti nelle principali fonti scientifiche figurano, tra gli altri, tumori del colon-retto, dell'endometrio, della mammella e del fegato. L'associazione riguarda anche altre sedi tumorali.

Questo non significa che l'obesità provochi automaticamente un tumore.

Significa che, a livello della popolazione, l'eccesso di peso è associato a un rischio maggiore per diverse neoplasie.

Anche per questo motivo il controllo del peso rappresenta una componente importante della prevenzione.

Fertilità e gravidanza

L'obesità può influenzare anche la salute riproduttiva.

Può essere associata a problemi di fertilità sia negli uomini sia nelle donne.

Durante la gravidanza, inoltre, l'eccesso di peso può aumentare la probabilità di alcune complicanze, tra cui il diabete gestazionale e l'ipertensione associata alla gravidanza.

Per questo, quando una donna con obesità programma una gravidanza, può essere utile discutere preventivamente con il proprio medico del peso, dell'alimentazione e degli eventuali fattori di rischio.

Anche la salute mentale è importante

Parlare di obesità significa parlare anche delle sue conseguenze psicologiche e sociali.

Le persone con obesità possono essere esposte a stigma, discriminazione e isolamento sociale.

Queste esperienze possono avere ripercussioni sul benessere psicologico e possono associarsi a problemi come ansia e depressione.

Per questo è importante evitare un linguaggio colpevolizzante.

Dire semplicemente a una persona "devi mangiare meno e muoverti di più" non tiene conto della complessità della condizione.

Il trattamento dovrebbe considerare la persona nel suo insieme.

L'obesità non dipende soltanto dalla forza di volontà

Questa è forse una delle idee più importanti da chiarire.

Il peso corporeo è influenzato dall'interazione di numerosi fattori.

Tra questi possono esserci:

  • predisposizione genetica;
  • metabolismo;
  • alimentazione;
  • attività fisica;
  • qualità e durata del sonno;
  • stress;
  • farmaci;
  • alcune malattie;
  • condizioni sociali ed economiche;
  • ambiente nel quale si vive.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità descrive infatti l'obesità come una condizione complessa nella quale interagiscono fattori genetici, biologici, comportamentali, ambientali e sociali.

Questo non significa che lo stile di vita non abbia importanza.

Significa che la responsabilità individuale è soltanto una parte del problema.

Come si può prevenire?

La prevenzione dell'obesità comincia dalle abitudini quotidiane.

Un'alimentazione equilibrata dovrebbe privilegiare:

  • verdura e frutta;
  • legumi;
  • cereali integrali;
  • frutta secca;
  • fonti di proteine di buona qualità;
  • alimenti poco trasformati.

È inoltre consigliabile limitare il consumo abituale di bevande zuccherate e alimenti molto ricchi di zuccheri, grassi e calorie.

Anche il movimento è fondamentale.

Per gli adulti, una delle indicazioni comunemente utilizzate è raggiungere almeno 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata alla settimana, adattando naturalmente l'attività alle proprie condizioni di salute.

Non è necessario iniziare con allenamenti impegnativi.

Anche camminare regolarmente può rappresentare un buon punto di partenza.

Perdere peso significa necessariamente dimagrire molto?

Non sempre.

In alcuni casi anche una riduzione moderata del peso corporeo può contribuire a migliorare alcuni fattori di rischio legati all'obesità.

Per questo è più utile stabilire obiettivi realistici e sostenibili piuttosto che inseguire rapidamente un peso ideale.

Il NIDDK, per esempio, indica come possibile obiettivo iniziale una perdita del 5% del peso corporeo nell'arco di alcuni mesi, naturalmente quando appropriato per la persona.

Il risultato più importante non è necessariamente raggiungere un determinato numero sulla bilancia, ma migliorare la salute e riuscire a mantenere nel tempo i cambiamenti ottenuti.

Quando possono essere utilizzati i farmaci?

In alcune persone, le modifiche dello stile di vita possono non essere sufficienti.

A seconda della situazione clinica, il medico può prendere in considerazione farmaci per la gestione dell'obesità.

La scelta dipende da diversi fattori, tra cui il BMI, la presenza di altre malattie, i possibili benefici e gli effetti indesiderati.

I farmaci non devono essere considerati una scorciatoia, ma possono rappresentare una componente di un trattamento più ampio.

E la chirurgia bariatrica?

Per alcune persone con obesità importante e problemi di salute associati, può essere presa in considerazione la chirurgia metabolica o bariatrica.

Si tratta però di un trattamento medico che richiede una valutazione specialistica.

Non è una soluzione adatta indistintamente a tutti e deve essere inserita in un percorso che comprenda valutazione clinica, alimentazione, attività fisica e monitoraggio nel tempo.

Non bisogna aspettare di stare male

Uno degli errori più comuni consiste nell'affrontare il problema soltanto quando compaiono le complicanze.

Pressione elevata, glicemia alterata, apnea del sonno, dolori articolari o alterazioni del fegato possono essere segnali che meritano attenzione.

Un controllo medico può aiutare a individuare precocemente eventuali fattori di rischio e a stabilire quale intervento sia più appropriato.

In conclusione

L'obesità non è semplicemente una questione di peso o di estetica.

È una condizione complessa che può aumentare il rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, steatosi epatica, apnee del sonno, problemi articolari, alcune forme tumorali e altre condizioni.

Ma c'è un messaggio altrettanto importante: l'obesità può essere prevenuta e trattata.

Alimentazione equilibrata, attività fisica, sonno adeguato e cambiamenti sostenibili nello stile di vita rappresentano una parte fondamentale del percorso.

Quando necessario, possono essere utilizzati anche interventi psicologici, farmaci o chirurgia, sempre attraverso una valutazione professionale.

L'obiettivo non dovrebbe essere soltanto perdere peso.

Dovrebbe essere guadagnare salute.

E questo significa prendersi cura del proprio corpo senza colpevolizzarsi, senza affidarsi a soluzioni miracolose e senza aspettare che compaiano le complicanze prima di chiedere aiuto.


Fonti da mettere in fondo all'articolo

  • Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)Obesity and overweight.
  • Organizzazione Mondiale della SanitàObesity: Health consequences of being overweight.
  • National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK)Health Risks of Overweight & Obesity.
  • NIDDKTreatment for Overweight & Obesity.
  • NIDDKTips to Help You Get Active

martedì 22 luglio 2025

Dopo i 40 anni: cosa cambia davvero nel corpo e come mantenersi in salute

 


Per molte persone i 40 anni rappresentano un momento particolare.

Non perché esista un giorno preciso in cui il corpo improvvisamente “invecchia”, ma perché con il passare del tempo diventano gradualmente più evidenti alcuni cambiamenti fisiologici.

La massa muscolare tende a ridursi con l'età se non viene adeguatamente stimolata, la densità ossea può diminuire, la pelle cambia e alcune funzioni fisiologiche diventano progressivamente meno efficienti.

Ma c'è una buona notizia:

invecchiare non significa necessariamente perdere rapidamente forza, energia e autonomia.

Una parte importante di ciò che accade dipende dall'età biologica, ma moltissimo dipende anche da attività fisica, alimentazione, sonno, fumo, alcol, peso corporeo e condizioni di salute.

L'OMS sottolinea che l'attività fisica offre benefici a tutte le età e contribuisce a mantenere salute cardiovascolare, capacità muscolare, salute ossea, mobilità e benessere mentale.


Non esiste un “interruttore” che si accende a 40 anni

Una delle idee più diffuse è che a 40 anni il metabolismo crolli improvvisamente.

La realtà è più complessa.

Il metabolismo e il dispendio energetico dipendono da molti fattori: composizione corporea, quantità di movimento, massa muscolare, alimentazione e caratteristiche individuali.

Con l'età possono verificarsi cambiamenti nella composizione corporea, ma non significa che dopo i 40 anni aumentare di peso sia inevitabile.

Anzi, mantenere una buona quantità di massa muscolare e rimanere attivi può contribuire a conservare una migliore capacità funzionale nel corso degli anni.


💪 La massa muscolare diventa sempre più importante

Uno dei cambiamenti più importanti dell'invecchiamento riguarda progressivamente la massa e la forza muscolare.

Con l'avanzare dell'età, la massa muscolare tende a diminuire e questo fenomeno può contribuire alla perdita di forza e funzionalità.

L'attività fisica rappresenta uno degli strumenti fondamentali per contrastarlo.

L'OMS evidenzia che l'attività fisica regolare migliora la funzione fisica e può ridurre il rischio di perdita funzionale associata all'invecchiamento. Negli adulti più anziani sono stati osservati benefici sulla forza muscolare, sull'equilibrio, sulla flessibilità e sulla capacità cardiorespiratoria.

Per questo, dopo i 40 anni, non è sufficiente pensare soltanto a “bruciare calorie”.

Diventa importante preservare la forza.


🏋️ Perché l'allenamento di forza è così importante

Camminare, andare in bicicletta e svolgere attività aerobica sono eccellenti abitudini.

Ma la salute muscolare richiede anche esercizi di forza.

L'OMS raccomanda agli adulti di svolgere attività di rafforzamento dei principali gruppi muscolari almeno due giorni alla settimana.

Non significa necessariamente sollevare pesi molto elevati.

Possono essere utilizzati:

  • pesi leggeri o moderati;
  • elastici;
  • esercizi a corpo libero;
  • macchine da palestra;
  • esercizi adattati alle proprie capacità.

L'obiettivo è mantenere il muscolo attivo e funzionale.


🦴 Anche le ossa hanno bisogno di movimento

L'invecchiamento può essere associato a una progressiva riduzione della massa ossea.

L'attività fisica, soprattutto quando comprende esercizi a carico e attività di forza, può contribuire alla salute dello scheletro.

L'OMS riporta evidenze secondo cui l'attività fisica può migliorare la salute ossea e contribuire alla prevenzione dell'osteoporosi negli anziani.

Questo non significa che l'esercizio possa eliminare il rischio individuale di osteoporosi.

Genetica, età, ormoni, alimentazione e altre condizioni mediche continuano ad avere un ruolo.

Ma rimanere attivi è una delle strategie più importanti per preservare la funzionalità del sistema muscolo-scheletrico.


🧬 E il testosterone negli uomini?

Negli uomini i livelli di testosterone tendono a diminuire gradualmente con l'età.

Ma sarebbe sbagliato collegare automaticamente ogni aumento di peso, stanchezza o riduzione della massa muscolare a una carenza di testosterone.

Una diagnosi di ipogonadismo richiede sintomi compatibili e valori di testosterone misurati correttamente, non la semplice presenza di qualche cambiamento legato all'età.

Questo è importante perché attribuire ogni disturbo dell'uomo sopra i 40 anni agli ormoni può portare a diagnosi superficiali e a trattamenti non necessari.


⚖️ Il peso può cambiare, ma non è un destino

Dopo i 40 anni molte persone notano che mantenere il peso diventa più difficile.

Ma il problema non può essere spiegato semplicemente dicendo che:

“il metabolismo si è fermato”.

Anche una progressiva riduzione dell'attività fisica quotidiana, una perdita di massa muscolare, cambiamenti alimentari e un aumento della sedentarietà possono contribuire all'aumento del peso.

Per questo la strategia più utile non è cercare una dieta “anti-età”.

È costruire uno stile di vita sostenibile.


🥗 L'alimentazione conta più delle diete miracolose

Non esiste un alimento capace di fermare l'invecchiamento.

Esiste però un'alimentazione complessivamente favorevole alla salute.

Una buona base comprende:

  • verdura e frutta;
  • legumi;
  • cereali integrali;
  • pesce;
  • fonti adeguate di proteine;
  • frutta secca;
  • olio extravergine di oliva;
  • quantità moderate di alimenti ricchi di zuccheri aggiunti e grassi saturi.

Il modello alimentare mediterraneo è particolarmente interessante perché combina molte di queste caratteristiche.


🫒 E l'olio extravergine di oliva?

L'olio extravergine di oliva può essere una componente importante di un'alimentazione equilibrata.

Gli oli ricchi di composti fenolici sono stati studiati per le loro caratteristiche biologiche e l'olio d'oliva possiede una composizione ricca di acidi grassi monoinsaturi.

Ma è importante evitare formule come:

“è un nutriente anti-invecchiamento”.

L'olio non arresta l'invecchiamento.

Può invece far parte di un modello alimentare associato a migliori esiti di salute.

Questa distinzione è molto più solida scientificamente.


🐟 E il pesce?

Il pesce, soprattutto quello ricco di acidi grassi omega-3, può inserirsi in un'alimentazione equilibrata.

Eviteri però completamente la frase del testo originale:

“salmone non quello di allevamento ricco di antibiotici”.

È una generalizzazione non sostenibile.

Il valore nutrizionale del pesce non può essere classificato semplicemente in base alla provenienza “selvatica” o “d'allevamento”.

La cosa importante è considerare varietà, quantità, qualità complessiva della dieta e sicurezza alimentare.


🫐 Frutta, verdura e alimentazione equilibrata

Mirtilli, verdure a foglia, frutta secca e altri alimenti vegetali forniscono fibre, vitamine, minerali e numerose sostanze bioattive.

Ma nessun alimento dovrebbe essere presentato come “anti-invecchiamento” in senso terapeutico.

Il vantaggio deriva soprattutto dal modello complessivo.

Mangiare bene per decenni è molto più importante che trovare il singolo alimento miracoloso.


🚫 Attenzione agli alimenti ultraprocessati

Ridurre il consumo di alimenti molto ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi saturi può contribuire a migliorare la qualità complessiva dell'alimentazione.

Ma eviterei la frase:

“questi alimenti accelerano l'invecchiamento”.

È una formulazione troppo assoluta.

È più corretto dire che un'alimentazione di scarsa qualità è associata a un maggiore rischio di obesità e di diverse malattie croniche.

La differenza è importante.


🧠 Il cervello cambia con l'età

Anche il cervello cambia.

Alcune persone possono osservare una maggiore lentezza nell'elaborazione delle informazioni o una maggiore difficoltà a ricordare rapidamente un nome o un dettaglio.

Questo non significa necessariamente che sia iniziata una malattia neurodegenerativa.

L'invecchiamento normale e le malattie cognitive sono due fenomeni differenti.

Ed è proprio per questo che non bisogna interpretare ogni piccola dimenticanza come un sintomo di demenza.


📚 Leggere, imparare, giocare

Leggere libri, imparare una lingua, suonare uno strumento, fare cruciverba o Sudoku possono essere attività piacevoli e stimolanti.

Sono ottime occasioni per mantenere una vita mentale attiva.

Ma bisogna evitare di dire che Sudoku o Settimana Enigmistica prevengano sicuramente l'Alzheimer.

La ricerca sulla stimolazione cognitiva è interessante, ma non permette di attribuire a un singolo gioco un effetto preventivo garantito.

Il principio più ragionevole è:

mantenere una vita intellettualmente e socialmente attiva è parte di uno stile di vita favorevole alla salute del cervello.


🧘 Lo stress: meglio imparare a gestirlo

Lo stress fa parte della vita.

Un periodo di stress non significa automaticamente che l'organismo stia subendo un danno permanente.

Il problema riguarda soprattutto stress intenso o persistente, soprattutto quando si associa a sonno insufficiente, inattività, isolamento sociale o altre condizioni sfavorevoli.

Per questo possono essere utili:

  • attività fisica;
  • sonno regolare;
  • relazioni sociali;
  • momenti di pausa;
  • respirazione e rilassamento;
  • hobby;
  • tempo trascorso all'aperto.

Non è necessario trovare una tecnica “anti-stress” perfetta.

È più importante costruire una vita nella quale il recupero abbia spazio.


😴 Dormire bene diventa fondamentale

Il sonno è una componente importante della salute a qualsiasi età.

Dormire regolarmente e avere un riposo adeguato aiuta il funzionamento quotidiano, la regolazione dell'umore e numerosi processi fisiologici.

Per questo, con il passare degli anni, non dovrebbe essere considerato normale vivere costantemente in debito di sonno.

Se insonnia, russamento importante, pause respiratorie notturne o sonnolenza diurna persistono, è opportuno parlarne con un medico.


🚶 Muoversi ogni giorno

Non è necessario allenarsi come un atleta.

Il primo obiettivo può essere semplicemente ridurre la sedentarietà.

Camminare, utilizzare le scale, fare lavori domestici, andare a piedi quando possibile e praticare attività ricreative contribuiscono al movimento complessivo della giornata.

L'OMS sottolinea un principio particolarmente importante:

un po' di attività fisica è meglio di nessuna.

Per un adulto, il riferimento generale è almeno 150–300 minuti di attività aerobica moderata alla settimana, insieme a esercizi di forza almeno due giorni alla settimana.


🧘 Yoga e mobilità

Con l'età può essere utile lavorare anche su mobilità, equilibrio e flessibilità.

Yoga, stretching, esercizi di mobilità e attività simili possono essere utili se praticati in modo appropriato.

Ma non bisogna promettere che lo yoga “blocchi l'invecchiamento”.

Può invece aiutare una persona a mantenere movimento, equilibrio e consapevolezza del corpo, elementi importanti soprattutto con l'avanzare dell'età. L'OMS attribuisce particolare valore alle attività che migliorano equilibrio e funzione negli anziani.


🚭 Non fumare è una delle scelte più importanti

Se esistesse una singola abitudine capace di produrre un grande beneficio sulla salute a lungo termine, smettere di fumare sarebbe certamente tra le più importanti.

Il tabacco aumenta il rischio di numerose malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali.

Smettere è utile anche dopo molti anni di fumo.

In questo senso, “anti-aging” non significa cercare integratori miracolosi.

Significa soprattutto ridurre i principali fattori di rischio.


🍷 E l'alcol?

Anche il consumo di alcol merita attenzione.

Non è necessario trasformare il discorso in una demonizzazione.

Ma è importante ricordare che, dal punto di vista sanitario, meno alcol significa generalmente minore esposizione ai suoi rischi.

Non considererei quindi un bicchiere di vino una “terapia anti-invecchiamento”.


🩺 Dopo i 40 anni conta anche la prevenzione

Con il passare degli anni diventano importanti anche i controlli sanitari appropriati.

Non significa fare continuamente esami alla ricerca di una malattia.

Significa conoscere i propri fattori di rischio e seguire, insieme al medico, gli screening e i controlli raccomandati in base a età, sesso, familiarità e condizioni individuali.

La prevenzione non consiste nel cercare malattie ovunque.

Consiste nel ridurre i rischi quando possiamo farlo.


Qual è allora il vero “segreto” per invecchiare bene?

Non esiste un singolo alimento.

Non esiste una pillola.

Non esiste una tecnica capace di “tornare indietro nel tempo”.

Esiste invece una combinazione di comportamenti relativamente semplici:

muoversi regolarmente,

mantenere la forza muscolare,

seguire un'alimentazione equilibrata,

non fumare,

limitare l'alcol,

dormire adeguatamente,

coltivare le relazioni sociali,

mantenere la mente attiva,

controllare i fattori di rischio cardiovascolare.

È molto meno spettacolare di una formula miracolosa.

Ma è infinitamente più utile.


Dopo i 40 anni non bisogna tornare giovani

Forse questo è il messaggio più importante.

L'obiettivo non dovrebbe essere “avere il corpo di vent'anni”.

Dovrebbe essere arrivare a 50, 60, 70 e oltre mantenendo il maggior grado possibile di:

forza,

autonomia,

mobilità,

lucidità,

energia,

qualità della vita.

L'invecchiamento non è una malattia da sconfiggere.

È un processo biologico.

Possiamo però influenzare molte delle condizioni nelle quali attraversiamo questo processo.

L'OMS evidenzia che l'attività fisica regolare negli anziani è associata a migliore funzione fisica, maggiore capacità cardiorespiratoria, migliore forza e benefici per la salute ossea.

La vera sfida, quindi, non è fermare il tempo.

È arrivare preparati al tempo che passa.


Conclusione

Dopo i 40 anni il corpo cambia.

Ma cambiare non significa necessariamente peggiorare rapidamente.

Molti processi legati all'età possono essere accompagnati da uno stile di vita che mantenga il corpo attivo, forte e funzionale.

L'attività fisica è uno dei pilastri: l'OMS raccomanda almeno 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata e attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana.

Anche l'alimentazione, il sonno, il controllo dei fattori di rischio, l'assenza di fumo e la cura della salute mentale contribuiscono a determinare come vivremo gli anni che abbiamo davanti.

Non possiamo fermare l'invecchiamento.

Possiamo però invecchiare meglio.

E forse questo è un obiettivo molto più interessante.


⚠️ Informazione importante

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce una valutazione medica.

Cambiamenti persistenti come stanchezza importante, perdita di forza, alterazioni della funzione sessuale, disturbi cognitivi, perdita o aumento di peso inspiegabili o altri sintomi non devono essere attribuiti automaticamente all'età: meritano una valutazione professionale.


Fonti scientifiche e istituzionali

  • Organizzazione Mondiale della Sanità – Physical Activity: raccomandazioni sull'attività fisica e benefici cardiovascolari, metabolici, muscolari e mentali.
  • WHO – Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour: linee guida internazionali su attività fisica e sedentarietà.
  • WHO – Physical activity and sedentary behaviour: brief to support older people: benefici sulla forza, equilibrio, funzione fisica, salute ossea e prevenzione delle cadute.
  • WHO/Europe – Everyday actions for better health: raccomandazioni pratiche su attività aerobica e rafforzamento muscolare.