Benvenuti su Benessere Naturale

Uno spazio dedicato alla cura della persona e alla consapevolezza del benessere quotidiano.

I 100 Grandi Autori del Benessere

Scopri i 100 autori →

Medici, psicologi, neuroscienziati e nutrizionisti che hanno contribuito a comprendere corpo, mente, salute e longevità. Pensatori e ricercatori per scoprire idee, studi e prospettive sul benessere.

domenica 13 settembre 2026

Gurdon e Yamanaka: la scoperta delle cellule staminali iPS che rivoluzionerà la medicina

✦ Chiave di lettura

John Gurdon e Shinya Yamanaka hanno rivoluzionato la biologia dimostrando che una cellula adulta può essere riprogrammata e riportata a uno stato pluripotente. Una scoperta che apre prospettive straordinarie per la medicina rigenerativa, la cura delle malattie e la possibilità di riparare in futuro tessuti e organi danneggiati.

 

Per molto tempo la biologia ha considerato la specializzazione delle cellule come un viaggio a senso unico. 

Una cellula nasce, si sviluppa e assume una funzione precisa: può diventare una cellula nervosa, muscolare, epatica o della pelle. 

Una volta raggiunto il proprio destino, si pensava che non potesse più tornare indietro.

Era un'idea apparentemente logica. Una cellula adulta sembrava ormai "programmata" per svolgere una determinata funzione, proprio come un computer configurato per eseguire un compito specifico.

Poi arrivò John Gurdon.

E, più di quarant'anni dopo, arrivò Shinya Yamanaka.

Le loro ricerche, premiate insieme con il Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 2012, hanno cambiato radicalmente il modo in cui consideriamo le cellule. 

La scoperta fondamentale è sorprendente nella sua semplicità: una cellula adulta conserva ancora dentro di sé le informazioni necessarie per tornare a uno stato molto più giovane e versatile.

Questa intuizione potrebbe avere conseguenze enormi sulla medicina del futuro.

Il primo passo: l'esperimento di John Gurdon

Nel 1962 il biologo britannico John Gurdon condusse un esperimento destinato a diventare una pietra miliare della biologia.

Gurdon lavorò con le rane della specie Xenopus laevis. Prese un ovocita e ne eliminò il nucleo, cioè la struttura che contiene il DNA. Al suo posto introdusse il nucleo di una cellula intestinale proveniente da un girino.

La domanda era semplice: quel nucleo, proveniente da una cellula già specializzata, avrebbe conservato le informazioni necessarie per costruire un intero organismo?

La risposta fu sì.

Alcune delle cellule manipolate riuscirono a svilupparsi fino a diventare girini normali. 

In esperimenti successivi Gurdon dimostrò ulteriormente che nuclei provenienti da cellule differenziate potevano essere riprogrammati e contribuire allo sviluppo di organismi completi.

Il significato dell'esperimento era rivoluzionario.

La cellula intestinale non aveva perso le informazioni genetiche necessarie per costruire una rana. 

Il suo DNA conteneva ancora l'intero "manuale di istruzioni". 

Semplicemente, durante la differenziazione, la cellula aveva imparato a utilizzare soltanto alcune di quelle istruzioni.

Gurdon aveva quindi dimostrato che la specializzazione cellulare non era necessariamente irreversibile.

Il nucleo di una cellula adulta poteva essere, almeno in determinate condizioni, riprogrammato.

Questa scoperta avrebbe aperto la strada alla ricerca sulla clonazione e, molti anni più tardi, alla straordinaria intuizione di Yamanaka.


Quarant'anni dopo: la domanda di Yamanaka

La ricerca di Gurdon lasciava però una questione fondamentale ancora senza risposta.

Era possibile riprogrammare direttamente una cellula adulta senza doverne trasferire il nucleo dentro un ovocita?

Nel 2006 Shinya Yamanaka, insieme al suo gruppo di ricerca in Giappone, trovò una risposta sorprendente.

Yamanaka studiava le cellule staminali embrionali, cellule dotate di una caratteristica straordinaria: la pluripotenza, cioè la capacità di trasformarsi in moltissimi tipi diversi di cellule dell'organismo.

Il suo obiettivo era capire quali geni permettessero a queste cellule di mantenere questa straordinaria versatilità.

Dopo una serie di esperimenti, Yamanaka individuò quattro fattori di trascrizione capaci, se introdotti nelle cellule mature, di riportarle a uno stato simile a quello delle cellule staminali embrionali.

Erano sufficienti quattro fattori.

Cellule adulte potevano essere trasformate in cellule staminali pluripotenti indotte, chiamate iPS, dall'inglese induced pluripotent stem cells.

Nel 2007 il risultato fu esteso alle cellule umane.

La differenza rispetto all'esperimento di Gurdon era enorme dal punto di vista tecnico, ma la continuità concettuale era straordinaria.

Gurdon aveva dimostrato che il nucleo di una cellula specializzata conservava ancora l'intero patrimonio genetico necessario allo sviluppo.

Yamanaka aveva dimostrato che era possibile utilizzare alcuni fattori molecolari per riportare direttamente una cellula adulta verso uno stato pluripotente.

Le due scoperte raccontavano, in definitiva, la stessa storia: la specializzazione non cancella il passato della cellula.


Una sorta di macchina del tempo biologica

Per capire la portata della scoperta possiamo immaginare il DNA come un enorme archivio.

Una cellula della pelle e una cellula del cuore possiedono sostanzialmente lo stesso patrimonio genetico. Eppure non si comportano nello stesso modo.

La differenza dipende dal modo in cui utilizzano le informazioni contenute nel DNA.

Una cellula della pelle attiva alcuni programmi genetici e ne mantiene silenziosi altri. 

Una cellula cardiaca utilizza programmi differenti. La specializzazione dipende quindi, in larga misura, da quali geni vengono attivati e quali vengono mantenuti inattivi.

Yamanaka ha dimostrato che questo programma può essere modificato.

Una cellula adulta può essere riportata indietro, fino a uno stato nel quale torna ad avere la capacità di generare diversi tipi cellulari.

È quasi una macchina del tempo biologica.

Ma attenzione: non significa che possiamo ringiovanire una persona semplicemente premendo un interruttore molecolare. 

La riprogrammazione cellulare è un processo complesso e presenta ancora problemi di sicurezza, efficienza e controllo.

Tuttavia, la porta è stata aperta.

Che cosa potrebbe cambiare nella medicina?

La prima grande conseguenza riguarda la medicina rigenerativa.

Immaginiamo una persona che abbia subito un grave danno a un tessuto. In futuro potrebbe essere possibile ottenere cellule del paziente, riprogrammarle in cellule iPS e successivamente trasformarle nel tipo cellulare necessario.

In linea teorica, cellule della pelle potrebbero diventare cellule nervose, cardiache, pancreatiche, epatiche o altri tipi cellulari.

Questo apre prospettive particolarmente interessanti per le malattie nelle quali le cellule danneggiate non vengono adeguatamente sostituite dall'organismo.

Malattie neurodegenerative, lesioni del sistema nervoso, patologie cardiache e alcune malattie della retina sono tra gli ambiti nei quali la medicina rigenerativa sta esplorando queste possibilità.

La ricerca è già arrivata alla sperimentazione clinica in alcuni di questi settori, anche se è importante evitare facili entusiasmi: molte applicazioni sono ancora sperimentali e non costituiscono terapie disponibili di routine.


Un nuovo modo di studiare le malattie

Forse il beneficio più importante delle cellule iPS non sarà nemmeno la sostituzione dei tessuti.

Potrebbe essere la possibilità di studiare una malattia direttamente nelle cellule del paziente.

Prendiamo una persona affetta da una malattia genetica. I ricercatori possono prelevare una cellula adulta, riprogrammarla in una cellula iPS e poi trasformarla nel tipo cellulare interessato dalla malattia.

In questo modo è possibile ottenere in laboratorio cellule che possiedono il patrimonio genetico del paziente e osservare come si comportano.

È come avere una finestra sul meccanismo della malattia.

Questo approccio è particolarmente prezioso per patologie difficili da studiare direttamente nell'organismo umano, come molte malattie neurologiche.

Una nuova frontiera per i farmaci

Le cellule iPS possono inoltre diventare uno strumento per sviluppare e testare nuovi farmaci.

Prima di sperimentare una sostanza sull'uomo, i ricercatori devono capire se funziona e quali effetti indesiderati può provocare.

Le cellule ottenute da pazienti attraverso la tecnologia iPS possono essere utilizzate come modelli biologici della malattia.

Questo potrebbe permettere di testare migliaia di molecole e individuare più rapidamente quelle promettenti.

In prospettiva, potrebbe anche favorire una medicina più personalizzata: invece di cercare un trattamento valido mediamente per tutti, si potrebbe studiare come le cellule di uno specifico paziente rispondono a diversi farmaci.


E il sogno di riparare organi danneggiati?

È forse questa la prospettiva più affascinante.

Se imparassimo a controllare perfettamente la riprogrammazione e la differenziazione cellulare, potremmo arrivare a produrre cellule e tessuti destinati a sostituire quelli danneggiati.

Un giorno, anziché limitarsi a curare i sintomi di una malattia, la medicina potrebbe cercare di ripristinare direttamente il tessuto perduto.

Non si tratterebbe più soltanto di "aggiustare" il funzionamento di un organo con un farmaco.

Si potrebbe tentare di ricostruire ciò che è stato danneggiato.

È una differenza concettuale enorme.

La scoperta potrebbe aiutare anche contro l'invecchiamento?

Qui bisogna procedere con molta cautela.

La riprogrammazione cellulare ha alimentato l'idea che, comprendendo i meccanismi attraverso i quali una cellula torna indietro nel proprio sviluppo, si possano comprendere meglio anche i processi biologici dell'invecchiamento.

La ricerca sull'uso della riprogrammazione per ottenere un parziale ringiovanimento cellulare è oggi un settore molto attivo.

Ma questo non significa che la tecnologia permetta già di ringiovanire una persona.

La riprogrammazione completa di una cellula comporta infatti il rischio di perdere la sua identità e può creare problemi biologici, compresa la formazione di cellule anomale o tumorali.

La sfida del futuro sarà quindi imparare a ringiovanire alcuni aspetti della cellula senza cancellarne l'identità e senza compromettere la sicurezza.

È una frontiera affascinante, ma ancora lontana dalla pratica clinica.

Dalla clonazione alla medicina rigenerativa

La storia che unisce Gurdon e Yamanaka è dunque molto più di una semplice successione di scoperte.

Gurdon, nel 1962, dimostrò che il nucleo di una cellula specializzata conserva il patrimonio genetico necessario per costruire un organismo.

Yamanaka, nel 2006, mostrò che era possibile utilizzare pochi fattori genetici per riportare una cellula adulta a uno stato pluripotente.

Il primo aveva dimostrato che la cellula poteva tornare indietro.

Il secondo aveva trovato un modo per farlo.

Da questa intuizione è nata una delle aree più promettenti della biologia contemporanea.

Le cellule iPS vengono oggi studiate per modellare malattie, testare farmaci, comprendere lo sviluppo umano e sviluppare terapie cellulari. 

La ricerca sta inoltre cercando di combinare la riprogrammazione con l'ingegneria dei tessuti e con tecnologie di modifica genetica sempre più precise.

Il futuro potrebbe quindi vedere nascere una medicina nella quale cellule prelevate da un individuo diventano il punto di partenza per creare cellule terapeutiche, modelli della sua malattia e strumenti per individuare il trattamento più efficace.

Una nuova idea dell'organismo umano

La lezione più profonda di Gurdon e Yamanaka, tuttavia, non riguarda soltanto la medicina.

Riguarda il modo in cui pensiamo alla vita.

Per molto tempo abbiamo immaginato lo sviluppo biologico come una strada a senso unico: da una cellula giovane a una cellula adulta, dalla possibilità alla specializzazione.

La loro ricerca ha mostrato che la realtà è più complessa.

Dentro una cellula adulta rimane nascosta una parte molto più grande delle possibilità originarie di quanto si pensasse.

La cellula non ha dimenticato come era stata all'inizio.

Ha semplicemente imparato a non utilizzare più alcune delle proprie possibilità.

La medicina del futuro potrebbe consistere, almeno in parte, proprio nell'imparare a riaprire quelle possibilità.

Non sappiamo ancora fino a dove ci porterà questa strada. Sappiamo però che nel 1962 Gurdon ha aperto una porta e che nel 2006 Yamanaka ha trovato una delle chiavi per attraversarla.

Da allora la biologia non guarda più le cellule nello stesso modo.

E forse, nei prossimi decenni, questa piccola rivoluzione molecolare potrebbe trasformarsi in una delle più grandi rivoluzioni della medicina: non soltanto curare ciò che si è ammalato, ma imparare a ricostruire ciò che è stato perduto.


  • Nobel Prize – The 2012 Nobel Prize in Physiology or Medicine — comunicato ufficiale sul premio a Gurdon e Yamanaka. (Premio Nobel)
  • Nobel Prize – Scientific Background: Mature cells can be reprogrammed to become pluripotent — ricostruzione scientifica degli esperimenti di Gurdon e Yamanaka. (Premio Nobel)
  • Nobel Prize – Shinya Yamanaka, Nobel Lecture — la conferenza Nobel di Yamanaka e la storia della scoperta delle cellule iPS. (Premio Nobel)
  • Nature Medicine – Induced pluripotent stem cells from discovery to translation — stato attuale della ricerca sulle iPSC e prospettive cliniche, pubblicato nel 2026. (Nature)
  • Cell Stem Cell / PubMed – Two decades of induced pluripotent stem cell research — bilancio di vent'anni di ricerca sulle cellule iPS e sulle loro applicazioni. (PubMed)
  • Nature Cell Biology – Stem cells in the clinic — aggiornamento sulle sperimentazioni cliniche con cellule derivate da iPSC, tra cui quelle per il Parkinson. (Nature)

Nessun commento:

Posta un commento