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lunedì 3 novembre 2025

Microplastiche nelle bevande: anche una bottiglia di vetro può contenerle?

 

Quando si parla di microplastiche, la prima immagine che viene in mente è quasi sempre quella di una bottiglia di plastica.

Eppure uno studio francese pubblicato nel 2025 ha attirato l'attenzione proprio per un risultato apparentemente sorprendente: in alcune delle bevande analizzate, le bottiglie di vetro presentavano una concentrazione di microplastiche superiore a quella osservata in altri tipi di confezione.

La spiegazione, però, è molto più interessante di quanto sembri.

Il problema non sarebbe infatti il vetro.

Secondo i ricercatori, una parte consistente delle particelle individuate nelle bevande confezionate in bottiglie di vetro proveniva dalla vernice presente sulla superficie esterna dei tappi metallici.

La notizia richiede quindi una lettura più attenta.


Che cosa sono le microplastiche?

Con il termine microplastiche si indicano generalmente piccole particelle di materiale plastico, spesso inferiori a 5 millimetri.

Sono ormai state rilevate in numerosi ambienti e matrici: acqua, alimenti, aria e altri comparti ambientali.

La loro presenza è quindi ben documentata.

La vera domanda è però un'altra:

quanto sono pericolose per la salute umana?

Qui la risposta è molto meno semplice.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha esaminato le conoscenze disponibili e ha evidenziato importanti lacune scientifiche. Per alcune possibili conseguenze dell'esposizione non disponiamo ancora di dati sufficienti per formulare conclusioni definitive.

Questa distinzione è fondamentale.

Rilevare una sostanza nell'ambiente non significa automaticamente aver dimostrato che quella sostanza provochi una determinata malattia.


Lo studio francese del 2025

La ricerca è stata condotta da un gruppo di scienziati francesi e pubblicata nel Journal of Food Composition and Analysis.

I ricercatori hanno analizzato diverse categorie di bevande commercializzate in Francia, tra cui:

  • acqua;
  • cola;
  • tè;
  • limonata;
  • birra;
  • vino.

Sono stati considerati anche differenti sistemi di confezionamento, tra cui:

  • vetro;
  • plastica;
  • lattine;
  • contenitori tipo brick;
  • altri contenitori commerciali.

I risultati sono stati molto variabili.

Nel caso dell'acqua, per esempio, la contaminazione media rilevata nello studio era di circa 2,9 particelle di microplastica per litro.

Per altre bevande i valori erano più elevati: circa 31,4 particelle/L per le cole, 28,5 per i tè, 45,2 per le limonate, 82,9 per la birra e 8,2 per il vino.

Ma questi numeri non devono essere interpretati come valori universali per tutte le bevande presenti sul mercato.

Gli stessi autori precisano infatti che lo studio non aveva l'obiettivo di rappresentare esaustivamente tutte le bevande vendute in Francia.


Perché il vetro ha mostrato valori più elevati?

È questa la parte più curiosa della ricerca.

I ricercatori hanno osservato che, nelle bottiglie di vetro, molte delle particelle avevano caratteristiche compatibili con la vernice dei tappi metallici.

Colore e composizione delle particelle suggerivano quindi che la contaminazione potesse provenire dalla superficie verniciata della chiusura.

Il risultato è sorprendente perché siamo abituati a pensare:

plastica = microplastiche

vetro = nessuna plastica.

Ma il contenitore non è costituito soltanto dal materiale principale.

Una bottiglia di vetro può avere:

  • un tappo metallico;
  • una verniciatura;
  • un rivestimento;
  • un'etichetta;
  • adesivi;
  • materiali utilizzati durante il confezionamento.

E alcuni di questi elementi possono contribuire alla presenza di particelle.


L'esperimento sui tappi

I ricercatori hanno cercato anche di capire se la superficie dei tappi potesse essere direttamente responsabile del fenomeno.

Per farlo hanno sottoposto alcuni tappi a una procedura di pulizia e hanno confrontato i risultati con tappi non puliti.

Quando i tappi puliti venivano utilizzati per chiudere contenitori con acqua, il numero di particelle rilevate risultava molto più basso rispetto ai tappi non puliti.

Nel test riportato dallo studio sono state osservate 87 particelle contro 287.

Questo risultato rafforza l'ipotesi che particelle della vernice esterna possano entrare nella bevanda durante il processo di manipolazione della chiusura.

Gli autori suggeriscono quindi che una possibile misura preventiva sia la pulizia o il soffiaggio dei tappi prima dell'utilizzo.


È il vetro il problema?

No.

Questa è una delle correzioni più importanti rispetto al testo originale.

Lo studio non dimostra che il vetro rilasci microplastiche nella bevanda.

Al contrario, i dati hanno portato i ricercatori a individuare la possibile fonte nei tappi verniciati.

La conclusione corretta è quindi:

Una bevanda confezionata in vetro può contenere microplastiche, ma la loro presenza non implica che provengano dal vetro stesso.

Questo è un esempio perfetto di quanto sia importante distinguere tra contenitore e sistema di confezionamento.


Le microplastiche sono pericolose?

Qui dobbiamo essere ancora più prudenti.

Sono già state individuate microplastiche in diversi comparti ambientali e anche nell'organismo umano.

Questo ha naturalmente suscitato preoccupazione.

Ma la domanda scientificamente rilevante è:

l'esposizione alle quantità normalmente incontrate nell'ambiente provoca danni alla salute?

La risposta non è ancora completamente definita.

L'OMS ha sottolineato la presenza di importanti incertezze e la necessità di ulteriori ricerche sugli effetti delle particelle di plastica, soprattutto per le particelle di dimensioni molto piccole. Nel rapporto sull'acqua potabile, l'OMS ha concluso che, sulla base delle conoscenze disponibili, il rischio per la salute associato alle microplastiche nell'acqua potabile risultava basso, pur evidenziando numerose lacune scientifiche.

Questo non significa che possiamo affermare che le microplastiche siano innocue.

Significa qualcosa di più semplice:

non abbiamo ancora prove sufficienti per quantificare con precisione il rischio sanitario a lungo termine dell'esposizione umana.


E il rischio di cancro?

Il testo originale suggeriva che le microplastiche potrebbero aumentare il rischio di cancro.

Questa affermazione, presentata così, è troppo categorica.

Esistono ipotesi e studi sperimentali che stanno studiando possibili meccanismi biologici, tra cui infiammazione, stress ossidativo e interazioni con altri contaminanti.

Ma non è stato dimostrato che bere acqua contenente microplastiche provochi direttamente il cancro nell'essere umano.

La prudenza è particolarmente importante su questo tema perché un'ipotesi biologicamente plausibile non equivale a una relazione causale dimostrata.


E l'acqua in bottiglia?

Qui bisogna evitare un altro salto logico.

Se alcune bottiglie contengono microplastiche, non significa automaticamente che:

“bere acqua in bottiglia è pericoloso”.

Lo studio francese ha analizzato un numero e una tipologia specifici di prodotti e ha mostrato che la contaminazione può dipendere dal sistema di confezionamento.

Inoltre, anche l'acqua di rubinetto non è necessariamente priva di microplastiche.

L'OMS ha infatti documentato la presenza di microplastiche sia nell'acqua imbottigliata sia nell'acqua di rubinetto, sottolineando però anche i limiti metodologici e la grande variabilità degli studi disponibili.

Quindi non possiamo semplicemente sostituire:

“acqua in bottiglia = plastica”

con

“acqua del rubinetto = zero microplastiche”.

La realtà è più complessa.


E le bottiglie di plastica?

Le bottiglie di plastica possono certamente rappresentare una fonte di particelle plastiche.

Ma anche in questo caso la quantità dipende da molti fattori:

  • materiale utilizzato;
  • produzione;
  • conservazione;
  • temperatura;
  • manipolazione;
  • apertura e chiusura;
  • caratteristiche del prodotto.

Uno studio del 2025 ha inoltre osservato che la ripetuta apertura e chiusura del tappo può aumentare il numero di microplastiche rilevate nell'acqua in condizioni sperimentali.

Questo aggiunge un altro elemento interessante:

la contaminazione non dipende necessariamente soltanto dal materiale della bottiglia.


Che cosa succede quando riscaldiamo gli alimenti nella plastica?

Il problema della plastica a contatto con alimenti merita attenzione soprattutto quando entrano in gioco calore e uso improprio del contenitore.

Alcuni studi sperimentali hanno osservato il rilascio di micro- e nanoplastiche da determinati contenitori plastici utilizzati per alimenti, in particolare in condizioni che simulano il riscaldamento o l'uso ripetuto.

Questi risultati non significano che ogni contenitore plastico utilizzato nel microonde sia pericoloso.

La regola più prudente è molto più semplice:

utilizzare nel microonde soltanto contenitori esplicitamente progettati e dichiarati idonei a questo uso.

Quando non siamo sicuri, vetro o ceramica rappresentano spesso una scelta pratica.


Anche i vestiti sintetici contribuiscono?

Sì, la ricerca ha documentato il rilascio di fibre sintetiche durante il lavaggio dei tessuti.

Poliestere, acrilico e altre fibre possono liberare fibre nell'acqua di lavaggio.

È corretto quindi considerare i tessuti sintetici una delle possibili fonti di particelle plastiche nell'ambiente.

Ma non è possibile concludere, semplicemente sulla base di questo fenomeno, che indossare un capo sintetico provochi un determinato danno alla salute.

Qui torniamo ancora una volta alla distinzione fondamentale:

presenza nell'ambiente ≠ rischio sanitario dimostrato.


Come possiamo ridurre l'esposizione?

Non è realistico cercare di raggiungere una situazione di “zero microplastiche”.

Sono particelle ormai diffuse nell'ambiente e possono entrare in contatto con l'organismo attraverso diverse vie.

È invece possibile adottare alcune precauzioni ragionevoli.

Evitare di riscaldare la plastica non idonea

Utilizzare contenitori compatibili con il microonde e seguire le istruzioni del produttore.

Non utilizzare contenitori danneggiati

Una plastica molto usurata, graffiata o deformata non dovrebbe essere utilizzata indefinitamente per conservare alimenti.

Ridurre l'uso superfluo della plastica monouso

Questo può avere anche vantaggi ambientali indipendenti dal problema delle microplastiche.

Conservare correttamente le bevande

Evitare esposizioni inutili a temperature elevate e seguire le condizioni di conservazione indicate.

Privilegiare materiali riutilizzabili appropriati

Vetro e acciaio inossidabile possono essere valide alternative in molte situazioni, senza però considerarli una garanzia assoluta di assenza di microplastiche.


Dobbiamo eliminare completamente la plastica?

Probabilmente no.

La plastica ha numerosi vantaggi pratici e sanitari: è leggera, resistente, versatile e può proteggere gli alimenti dalla contaminazione.

Il problema è soprattutto come viene prodotta, utilizzata e smaltita.

L'obiettivo più ragionevole non è quindi una guerra alla plastica.

È un utilizzo più consapevole.

Questo vale anche per il problema delle microplastiche.


Una scelta importante: ridurre, non ossessionarsi

Quando compare una nuova preoccupazione ambientale, il rischio è passare immediatamente da:

“non ne sapevamo nulla”

a

“è tutto pericoloso”.

La scienza raramente procede in questo modo.

Nel caso delle microplastiche, sappiamo che sono diffuse.

Sappiamo che possono entrare in acqua e alimenti.

Sappiamo che possono derivare da molti processi diversi.

Sappiamo anche che esistono possibili meccanismi biologici che meritano di essere studiati.

Ma non conosciamo ancora con sufficiente precisione il significato clinico dell'esposizione quotidiana per la salute umana. L'OMS ha indicato proprio la necessità di colmare queste lacune.

Questo non significa ignorare il problema.

Significa affrontarlo senza allarmismo.


Che cosa ci insegna lo studio francese?

Forse la lezione più interessante non riguarda neppure il vetro.

Riguarda la complessità delle catene alimentari.

Pensiamo spesso a un prodotto soltanto in termini di materiale principale:

“È una bottiglia di vetro.”

In realtà quella bottiglia comprende un insieme di componenti:

vetro, tappo, vernice, guarnizione, etichetta, adesivi, processo di riempimento, trasporto e conservazione.

Ogni fase può influenzare il prodotto finale.

Lo studio francese mostra proprio quanto sia importante osservare l'intero sistema di confezionamento, invece di attribuire automaticamente la contaminazione al materiale più evidente.


Conclusione

Le microplastiche sono ormai una componente diffusa dell'ambiente e sono state rilevate anche in diverse bevande.

Uno studio francese del 2025 ha mostrato un risultato particolarmente curioso: tra le bevande analizzate, quelle confezionate in bottiglie di vetro presentavano in alcuni casi livelli più elevati di microplastiche rispetto ad altri sistemi di confezionamento. L'analisi ha però indicato come possibile fonte principale la vernice dei tappi metallici, non il vetro.

Questo risultato non significa che il vetro sia pericoloso.

E non significa nemmeno che l'acqua in bottiglia provochi malattie.

Significa che la contaminazione da microplastiche è un fenomeno complesso e che le diverse fonti devono essere studiate con attenzione.

Per quanto riguarda la salute umana, le conoscenze non sono ancora sufficienti per stabilire con precisione quali siano i rischi dell'esposizione quotidiana. L'OMS continua a indicare la necessità di ulteriori ricerche e considera ancora importanti le lacune nelle conoscenze disponibili.

La strategia più ragionevole, quindi, non è vivere nella paura.

È ridurre quando possibile le esposizioni evitabili senza trasformare ogni traccia di microplastica in una minaccia sanitaria certa.

Utilizzare correttamente i contenitori, evitare il riscaldamento improprio della plastica, ridurre il ricorso superfluo ai prodotti monouso e scegliere materiali riutilizzabili adatti sono comportamenti ragionevoli.

La ricerca continuerà a dirci se e quanto le microplastiche influenzino realmente la salute.

Per ora, la cosa più importante è non confondere la presenza di una sostanza con la dimostrazione del suo danno.


⚠️ Informazione importante

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituisce una valutazione del rischio individuale né un'indicazione medica.

Le conoscenze scientifiche sulle possibili conseguenze a lungo termine dell'esposizione alle microplastiche sono ancora in evoluzione. Le scelte relative all'acqua potabile devono tenere conto anche della qualità e della sicurezza microbiologica e chimica dell'acqua disponibile localmente.


Fonti scientifiche e istituzionali

ANSES / Journal of Food Composition and Analysis – Microplastic contaminations in a set of beverages sold in France, 2025
Studio francese sulle microplastiche presenti in diverse bevande e sui possibili contributi dei sistemi di confezionamento.

WHO – Microplastics in drinking-water
Valutazione dell'OMS sulla presenza delle microplastiche nell'acqua potabile e sulle incertezze relative agli effetti sulla salute.

WHO – Dietary and inhalation exposure to nano- and microplastic particles and potential implications for human health
Revisione delle evidenze disponibili sull'esposizione umana a micro- e nanoplastiche e individuazione delle principali lacune scientifiche.

Food Control – Cap opening induced microplastic contamination in bottled water, 2025
Studio sperimentale sul contributo dell'apertura e chiusura del tappo alla presenza di microplastiche nell'acqua imbottigliata. 

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