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sabato 22 marzo 2025

Diabete e pregiudizio: perché anche le parole possono fare male


Roma, 6 marzo 2025 – In Italia circa quattro milioni di persone convivono con il diabete. Attorno a questa condizione esiste però anche un problema meno visibile: lo stigma, cioè l'insieme di pregiudizi, stereotipi e giudizi negativi che possono accompagnare la malattia.

Per questo motivo è stata lanciata la campagna internazionale “Oltre il pregiudizio”, promossa da Abbott con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di utilizzare un linguaggio più consapevole e rispettoso nei confronti delle persone con diabete.

La campagna è stata presentata anche in Italia, a Roma, con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma. Nell'ambito dell'iniziativa è stata realizzata un'installazione a forma di labirinto, pensata per rappresentare simbolicamente le difficoltà che il pregiudizio può creare nella vita quotidiana di chi convive con il diabete.

Secondo la ricerca citata nell'ambito della campagna, quasi il 70% degli intervistati ritiene che esista uno stigma associato al diabete, mentre il 40% avrebbe dichiarato di aver evitato o rimandato visite mediche a causa del pregiudizio e della vergogna associati alla malattia.

Sono dati che meritano attenzione.

Lo stigma può infatti influenzare il modo in cui una persona percepisce la propria malattia e il rapporto che instaura con gli altri e con il sistema sanitario. Per questo motivo anche le parole possono avere un ruolo importante.

Frasi apparentemente innocue come “Che cosa può farti un dolcetto?” oppure “Solo a guardare mi viene il diabete” possono rafforzare stereotipi e trasmettere l'idea che il diabete sia semplicemente la conseguenza di scelte personali sbagliate.

La realtà è molto più complessa.

Il diabete comprende condizioni diverse e il loro sviluppo può dipendere dall'interazione di numerosi fattori, tra cui predisposizione genetica, caratteristiche biologiche, ambiente e stile di vita.

Per questo è importante evitare di ridurre una persona alla sua malattia.

Anche l'American Diabetes Association raccomanda un linguaggio neutrale, rispettoso, non giudicante e centrato sulla persona. Per esempio, è preferibile parlare di “persona con diabete” piuttosto che utilizzare “diabetico” come sostantivo.

La differenza può sembrare soltanto linguistica, ma il principio è importante: una persona non coincide con la propria malattia.

Dire “persona con diabete” significa ricordare che prima della diagnosi esiste una persona con la propria storia, le proprie relazioni, il proprio lavoro, i propri interessi e le proprie aspirazioni.

Anche espressioni come “non è stato bravo a controllare il diabete” possono risultare giudicanti. È preferibile descrivere concretamente la situazione: per esempio, parlare dei valori della glicemia o dell'emoglobina glicata e delle difficoltà incontrate nel percorso terapeutico.

Un linguaggio più rispettoso non significa nascondere la realtà della malattia.

Al contrario, significa descriverla con maggiore precisione, evitando di aggiungere alla difficoltà della condizione anche il peso del giudizio.

Questo aspetto è particolarmente importante perché il diabete richiede spesso una gestione quotidiana: controlli, terapie, alimentazione, attività fisica e visite mediche possono diventare parte integrante della vita della persona.

Aggiungere a tutto questo il senso di colpa o la vergogna non aiuta.

La comunicazione dovrebbe invece favorire consapevolezza, collaborazione e fiducia.

La campagna “Oltre il pregiudizio” richiama quindi un problema che va oltre il semplice uso delle parole: il modo in cui parliamo delle malattie contribuisce a costruire il modo in cui la società le percepisce.

Cambiare linguaggio non significa soltanto essere più educati.

Significa contribuire a creare un ambiente nel quale una persona possa parlare della propria condizione senza sentirsi giudicata.

E questo può essere particolarmente importante quando il pregiudizio rischia di allontanare qualcuno dalle cure o dai controlli medici.

La scienza appartiene a tutti. È uno strumento democratico perché permette alle persone di conoscere, comprendere e prendere decisioni più consapevoli sulla propria salute.

Anche il linguaggio con cui parliamo di una malattia fa parte di questa conoscenza: informare senza giudicare significa contribuire a una cultura della salute più rispettosa e inclusiva.


Fonti

  • American Diabetes Association – The Use of Language in Diabetes Care and Education: raccomandazioni sul linguaggio rispettoso, non stigmatizzante e centrato sulla persona.
  • American Diabetes Association – Standards of Care in Diabetes—2025: raccomandazione sull'uso di un linguaggio person-centered e strength-based.
  • Agenbio, 6 marzo 2025 – fonte dell'articolo e dei dati relativi alla campagna “Oltre il pregiudizio”.


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